Curiosità e Tradizioni

Obon, quando il Giappone accoglie gli antenati

In Giappone la morte non segna necessariamente la fine del rapporto con i propri cari. Ogni anno, durante l’Obon, una delle ricorrenze più importanti della tradizione giapponese, il ricordo degli antenati torna al centro della vita familiare.


Le origini della festa risalgono alla tradizione buddhista e a un racconto legato a Mokuren, discepolo del Buddha, che avrebbe ottenuto la liberazione dello spirito della madre attraverso preghiere e offerte. Da questa storia sarebbe nata anche la Bon Odori, la danza tradizionale che ancora oggi accompagna i festeggiamenti.


Secondo la tradizione, nei giorni dell’Obon gli spiriti degli antenati tornano temporaneamente nelle loro case. Le famiglie preparano gli altari domestici, puliscono le tombe, accendono incenso e depongono fiori, frutta, riso e altri alimenti. La visita al cimitero diventa così un momento di preghiera, ma anche di incontro tra generazioni.


Tra i simboli della festa ci sono le lanterne, accese per guidare gli spiriti verso casa e, alla fine della celebrazione, affidate in alcune località a fiumi e mari durante il Toro Nagashi, che ne accompagna simbolicamente il ritorno.


L’Obon conserva così un significato profondo anche nel Giappone contemporaneo: non una semplice commemorazione dei defunti, ma un momento in cui memoria, famiglia e tradizione si incontrano, mantenendo vivo il legame tra passato e presente.



© 𝗯𝘆 𝗔𝗻𝘁𝗼𝗻𝗲𝗹𝗹𝗼 𝗖𝗮𝗺𝗶𝗹𝗼𝘁𝘁𝗼

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Autore: Storie oltre il mainstream 17 settembre 2026
Un modo per trasformare un profilo personale in uno spazio di ricordo digitale La presenza online di una persona non scompare necessariamente con la sua morte. Negli anni i social network sono diventati anche luoghi in cui conservare fotografie, messaggi, ricordi e momenti condivisi. Per questo motivo Facebook ha introdotto gli account commemorativi, una funzione pensata per trasformare il profilo di una persona deceduta in uno spazio dedicato al ricordo, evitando che venga eliminato automaticamente o utilizzato impropriamente. L’account commemorativo rappresenta una sorta di memoria digitale: permette ad amici e familiari di continuare a visitare il profilo, lasciare messaggi di ricordo e mantenere vivo il legame con la persona scomparsa, rispettando però la sua identità e la sua privacy. Che cos’è un account commemorativo di Facebook Un account commemorativo è un profilo Facebook trasformato dopo la morte del titolare. Quando Facebook riceve una segnalazione ufficiale del decesso e verifica le informazioni fornite, il profilo viene modificato con alcune caratteristiche specifiche. Accanto al nome della persona compare la dicitura “In memoria di”, che segnala agli altri utenti che si tratta di un profilo appartenuto a una persona deceduta. L’account non viene più considerato un normale profilo attivo e non può essere utilizzato per accedere alla piattaforma come faceva il proprietario originario. Il profilo rimane però visibile secondo le impostazioni sulla privacy scelte in precedenza dall’utente e può continuare a rappresentare un punto di incontro digitale per chi desidera ricordarlo. Cosa cambia dopo la trasformazione in account commemorativo Quando un profilo diventa commemorativo, Facebook applica una serie di limitazioni per proteggere la memoria e la sicurezza dell’utente. Tra i principali cambiamenti: nessuno può accedere all’account utilizzando la password della persona scomparsa; il profilo non appare più nei suggerimenti di amicizia; non vengono inviati promemoria di compleanno; non vengono pubblicati automaticamente nuovi contenuti; il nome del profilo viene contrassegnato come account commemorativo; alcune funzionalità vengono limitate per evitare utilizzi impropri. Gli amici e i familiari possono comunque continuare a visualizzare i contenuti già pubblicati, se erano autorizzati a farlo, e lasciare messaggi sulla bacheca del profilo. Il contatto erede: chi può gestire un account commemorativo Facebook offre la possibilità di scegliere un “contatto erede”, ovvero una persona incaricata di gestire alcuni aspetti del profilo dopo la trasformazione in account commemorativo. Il contatto erede non diventa proprietario dell’account e non può accedere ai messaggi privati o modificare completamente il profilo. Il suo ruolo è limitato ad alcune attività specifiche. Può, ad esempio: aggiornare l’immagine del profilo e quella di copertina; scrivere un post fissato nella parte superiore del profilo; rispondere alle nuove richieste di amicizia; modificare alcune informazioni relative agli eventi commemorativi; scaricare una copia dei contenuti condivisi dall’utente, se questa possibilità era stata autorizzata. La scelta del contatto erede può essere effettuata direttamente dalle impostazioni dell’account mentre la persona è ancora in vita. Come richiedere la trasformazione di un profilo in commemorativo La trasformazione di un profilo Facebook in account commemorativo non avviene automaticamente. Deve essere richiesta da una persona autorizzata o informata del decesso. Per effettuare la segnalazione è necessario fornire a Facebook alcune informazioni, tra cui: il nome della persona deceduta; il collegamento al suo profilo Facebook; la data del decesso; una documentazione che confermi la morte, come un certificato o un documento equivalente. Dopo la verifica, Facebook procede alla conversione del profilo. Cosa succede agli account senza contatto erede Se una persona muore senza aver indicato un contatto erede, il profilo può comunque essere trasformato in commemorativo. In questo caso nessuno potrà gestirlo attraverso gli strumenti messi a disposizione da Facebook. Il profilo resterà quindi come spazio di memoria, ma senza una persona incaricata di aggiornarne alcuni elementi. Gli utenti autorizzati potranno continuare a interagire con i contenuti disponibili secondo le impostazioni già presenti. Eliminazione definitiva dell’account dopo la morte Facebook permette anche di scegliere un’altra opzione: eliminare definitivamente il proprio account dopo la morte. Attraverso le impostazioni dell’account è possibile indicare che, in caso di decesso, il profilo non dovrà essere trasformato in commemorativo ma cancellato definitivamente. Questa scelta comporta la rimozione del profilo, delle fotografie, dei post e delle informazioni associate all’account. Una volta completata la procedura, il contenuto non sarà più recuperabile. Perché gli account commemorativi sono importanti nell’era digitale La gestione dell’identità digitale dopo la morte è diventata una questione sempre più rilevante. Ogni giorno milioni di persone condividono online fotografie, pensieri, relazioni e momenti personali, creando una vera e propria memoria digitale. Gli account commemorativi rispondono alla necessità di trovare un equilibrio tra due esigenze: rispettare la privacy e la sicurezza della persona scomparsa; consentire a familiari e amici di conservare un luogo virtuale dove ricordarla. Il tema riguarda non solo Facebook, ma l’intero ecosistema digitale. Anche altri servizi online hanno sviluppato strumenti simili per gestire gli account degli utenti deceduti, dimostrando come la vita digitale sia ormai parte integrante della memoria personale e collettiva. La nuova frontiera dell’eredità digitale Gli account commemorativi rappresentano un esempio concreto di come la tecnologia stia modificando il concetto tradizionale di eredità. Oltre ai beni materiali, oggi esiste anche un patrimonio digitale composto da fotografie, conversazioni, documenti e contenuti personali. Gestire questo patrimonio richiede consapevolezza: scegliere in anticipo cosa deve accadere al proprio profilo dopo la morte permette di lasciare indicazioni chiare e ridurre difficoltà per familiari e amici.  In un mondo sempre più connesso, anche il ricordo passa attraverso strumenti digitali. Gli account commemorativi di Facebook sono diventati uno dei modi attraverso cui la tecnologia cerca di preservare la memoria delle persone, trasformando un semplice profilo social in uno spazio dedicato al ricordo e alla continuità del legame umano.
Autore: Storia e Cultura 17 settembre 2026
Per gli antichi Egizi la morte non rappresentava la fine dell’esistenza, ma l’inizio di un nuovo percorso. Per questo il rito funebre aveva un’importanza fondamentale: ogni gesto doveva contribuire a garantire al defunto il passaggio verso la vita eterna. Al centro delle pratiche vi era la mummificazione. Conservare il corpo significava permettere alle diverse componenti spirituali dell’individuo, tra cui Ka e Ba, di ricongiungersi nell’aldilà. Il corpo veniva purificato, privato degli organi interni e disidratato con il natron; gli organi erano custoditi nei vasi canopi, mentre il cuore veniva generalmente lasciato al suo posto. Oli, resine, bende di lino e amuleti completavano la preparazione. Seguiva il corteo verso la tomba, considerata una vera dimora eterna. Al suo interno venivano deposti alimenti, oggetti personali, gioielli, amuleti e testi religiosi destinati ad accompagnare il defunto nel nuovo mondo. Tra le cerimonie più importanti vi era il Rito dell’Apertura della Bocca, attraverso il quale si restituivano simbolicamente al defunto le capacità di respirare, parlare, vedere e nutrirsi. Il viaggio culminava nel giudizio di Osiride. Il cuore veniva pesato sulla bilancia contro la piuma di Maat, simbolo di verità e giustizia. Un cuore degno permetteva l’accesso alla vita eterna; uno gravato dalle colpe conduceva invece alla definitiva distruzione. Per gli Egizi, dunque, il funerale era molto più di un commiato: era il rituale che trasformava la morte in un passaggio verso l’eternità. 
Autore: Storia e Cultura 17 settembre 2026
Nell’antica Cina la morte non rappresentava la fine del rapporto tra il defunto e la propria famiglia. Attraverso rituali, offerte e commemorazioni, gli antenati continuavano a occupare un posto nella vita dei discendenti. La sepoltura diventava così uno strumento per preservare la memoria e rafforzare la continuità tra le generazioni. Questa concezione assumeva una dimensione ancora più imponente quando riguardava gli imperatori. I loro mausolei non erano semplici tombe, ma vasti complessi monumentali progettati per celebrare il potere del sovrano e accompagnarlo simbolicamente nell'aldilà. La scelta del luogo, l'orientamento delle strutture, i percorsi cerimoniali e il rapporto con montagne e corsi d'acqua rispondevano a una precisa ricerca di equilibrio tra uomo, natura e universo. Uno degli esempi più celebri è il mausoleo di Qin Shi Huang, il primo imperatore della Cina, morto nel III secolo a.C. Il complesso è famoso soprattutto per l'Esercito di Terracotta, scoperto nel 1974 nei pressi di Xi'an: migliaia di statue raffiguranti soldati, ufficiali, cavalli e carri, disposte come una vera armata destinata a proteggere il sovrano nell'aldilà. Nel corso dei secoli, le dinastie cinesi continuarono a sviluppare questa tradizione, raggiungendo nelle necropoli Ming e Qing alcune delle sue espressioni più grandiose. Le tombe imperiali testimoniano così un'idea della morte profondamente legata alla memoria: l'esistenza terrena poteva terminare, ma il ruolo dell'individuo nella famiglia e nella dinastia era destinato a sopravvivere nel tempo. 
Autore: Storia e Cultura 17 settembre 2026
Per secoli, l’ultimo viaggio dei defunti è stato affidato alla forza degli animali, al rumore delle ruote e alla lentezza del cammino. Il carro funebre, oggi associato soprattutto alle automobili nere che accompagnano i cortei, ha una storia molto più antica e racconta anche l’evoluzione della società e del modo di vivere il lutto. Nell’antichità il trasporto dei morti avveniva con mezzi semplici, spesso barelle o carri trainati da animali. Nell’Europa medievale e nei secoli successivi, il feretro veniva trasportato a mano oppure sistemato su carri trainati da cavalli. Per le famiglie più ricche, il funerale poteva trasformarsi in una vera dimostrazione di prestigio: carrozze elaborate, legni intagliati, decorazioni e cavalli bardati rendevano visibile il rango sociale del defunto. Tra Settecento e Ottocento il carro funebre assume forme sempre più riconoscibili. Le grandi città europee sviluppano servizi specializzati e compaiono veicoli costruiti appositamente per trasportare la bara. Il carro diventa così non soltanto un mezzo, ma una parte integrante della cerimonia. La vera rivoluzione arriva con il Novecento. La diffusione dell’automobile sostituisce progressivamente i cavalli e trasforma il corteo funebre. I primi carri funebri a motore mantengono spesso l’aspetto solenne delle carrozze, ma introducono maggiore velocità, autonomia e praticità. Con il tempo nascono modelli specificamente progettati per il trasporto funebre, caratterizzati da grandi vani posteriori e allestimenti dedicati. Oggi i carri funebri possono essere eleganti, discreti o tecnologicamente avanzati, ma la loro funzione è rimasta la stessa: accompagnare una persona nel suo ultimo percorso. Da semplici carri trainati da animali a sofisticati veicoli contemporanei, il carro funebre è cambiato insieme al mondo. Il viaggio, invece, è rimasto sempre lo stesso: quello che conduce oltre la vita.